La traduzione è la traduzione è la traduzione

Stralci da un mio intervento sul forum di FantasyMagazine (e da una lettera a una collega). Ci tengo a specificare (perché magari decontestualizzando si potrebbe fraintendere) che nessuno in quel forum aveva criticato il mio lavoro ma solo una frase di una collega in un'intervista e, en passant, il solo titolo dell'ultimo romanzo di Gaiman da me tradotto. E comunque il tutto con il massimo garbo, tengo a precisare anche questo.

[...]
Per me il traduttore NON è uno scrittore. Io mi sento più spesso come... un direttore d'orchestra, o un cantante di karaoke, fate voi (dipende da quanto vi piace il risultato, ma anche la base musicale, suppongo). Insomma, uno che offre una sua cover, una versione sua, su una partitura altrui.

Una traduzione ha un difetto, un peccato originale, irrisolvibile: NON è l'originale. Se canto De André, non dovete prendervela con me perché non ho la sua voce... ma solo se non sto solo facendo del mio meglio.
Io non sono lui. Dovrei smettere per questo? E allora De André non lo canta più nessuno? La scelta è, imparare l'inglese e leggere in originale (cosa che consiglio caldamente, anche per i libri che ho tradotto: l'originale è l'originale, insomma!) oppure accettare il gioco, rassegnarsi un po' e accettare che possa capitarvi un traduttore ignorante, irrispettoso, presuntuoso (che spero non sia il mio caso).
E ribadisco, se potete leggete l'originale.

E attenzione a non semplificare troppo le cose.
Ci sono traduttori e traduttori, e soprattutto ci sono autori e autori, libri e libri. (E nello stesso libro, ci sono pagine e pagine, ciascuna con la sua storia e le sue scelte, le cose da sacrificare e quelle da compensare in altro modo).

Chi si accosta a, mettiamo, un Dan Brown, DEVE correggere, aggiustare, limare. Perché Dan Brown è un ignorante assoluto, e misteriosamente non ha un editor, o il suo editor è un cugino analfabeta dell'autore, chessò. Avete mai preso in mano "Angeli e Demoni" in inglese? Aah, ve lo consiglio, la lettura comica dell'estate! Non c'è UNA parola in italiano (e sono numerosissime) che sia scritta correttamente. Roba da chiamare i carbonieri... ehm.. i carabinieri, :D e farlo arrestare.
Che facciamo, per rispetto di Mr. Brown ci teniamo il cardinale camerLEGNO? Ma ci sono intere frasi che sono nella loro stessa essenza assolutamente improponibili, e allora vai, giù col machete. Qualcuno si scandalizzerà? Ma dai! è quella lenza di Dan Brown, suvvìa. Non dico che non vada preso sul serio, ma è un prodotto particolare creato per essere leggero e godibile, e essergli fedeli significa anche appianare appena un po' certe cavolate già che ti capitano per le mani. Con rispetto, ma non reverenziale, ecco. Quando un traduttore parla di riscrittura, usa evidentemente un'iperbole, ma intende questo. Adattare al tempo, al luogo, oltre che alla cultura differente. E correggere le cazzate macroscopiche.
Poi, il concetto di intoccabilità di un libro nasce dall'idea errata che un libro sia solo frutto dell'ingegno solitario di un autore. Purtroppo, o per fortuna, non è così. Ci mettono le mani decine di persone, ci sono editor, revisori di bozze... figure oltretutto ancor più nascoste del traduttore e dell'autore, ma altrettanto fondamentali (e che hanno la disgrazia di non essere mai citate, ma anche la fortuna di avere il traduttore a beccarsi comunque pure le loro colpe). Con tutto ciò, la domanda posta in questo thread era evidentemente retorica e tutti sappiamo la risposta: nessun autore sarà mai disposto ad accettare un intervento massiccio da parte di un traduttore, neanche se necessario, e lo stesso Dan Brown sosterrà che quella del camerlegno è stata una scelta sofferta che voleva esprimere la durezza e infiammabilità del personaggio, e che i carbonieri sono degli ex camerlegni rimasti un po' scottati dagli eventi.


Ma vivaddio non c'è solo Dan Brown (che ci vuole, ma a piccolissime dosi). Ci sono anche libri meravigliosi, splendidi, che ti fanno paura solo a metterci mano, che vanno trattati con i guanti di velluto, per non sciuparne il ritmo, la poesia. Un bravo traduttore passa i suoi bei quarti d'ora (che corrispondono a kilowatt di bolletta da non sapere come pagare, sigh) a cercare l'aggettivo giusto, il finto-sinonimo che ha quella sfumatura in più.
Alla fine devi quasi sempre sacrificare qualcosa. Ci sono giochi di parole intraducibili, e miliardi di approcci a ciascun problema. Metto una nota? Tolgo il gioco di parole? Quale delle due è la soluzione che mi tiene più fedele alle intenzioni dell'autore?

Secondo me il libro dev'essere semplicemente bello e godibile quanto l'originale e dire la stessa cosa.
Non necessariamente le stesse cose, ma fondamentalmente la stessa cosa, e con lo stesso tono di voce, senza sembrare tradotto.

Secondariamente, io cerco la fedeltà assoluta, ma NON credo ai discorsi sulla fedeltà.
Nel senso che sono mal posti.

La fedeltà è un credo, un dogma, e un'illusione.
Forse un ideale, una chimera, un'utopia.
E, in quest'ottica, una cosa nella quale è necessario credere.
Alla quale mirare.
Sapendo però bene cos'è.

Se il libro dev'essere semplicemente bello e godibile quanto l'originale e dire la stessa cosa, e con lo stesso tono di voce, senza sembrare tradotto... se, posta questa condizione, si può essere il più possibile fedeli alla frase e anche alla parola, magari alla virgola, bene.
Altrimenti, bisogna comunque guardare al senso vero della parola dentro la frase, e della frase dentro al paragrafo, e al paragrafo nel messaggio del libro.

Un esempio fresco fresco dal libro al quale sto lavorando in questi giorni, una cosa per la quale troverò di certo una soluzione molto stupida (e quindi non prendetela come una lezione di traduzione, non sono all'altezza per stare su una cattedra, è solo una provocazione)


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Se nell'originale una ragazza dice qualcosa tipo "Wendell must have something in his sleeve", per voi come dovrei tradurlo?
Pensateci bene per favore, se vi occorre consultate un dizionario, prima di continuare a leggere.





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E se poi il protagonista le risponde, "Ma Wendell ha le maniche corte!"?
(Ahaaa, problema! Allora le maniche vanno mantenute?).



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E se qualche rigo ancora dopo il protagonista vede Wendell e dice, "Sorrido fra me perché oggi Wendell ha le maniche corte"?
(Uh, ma allora devo proprio mantenere le maniche? E il significato della prima frase come lo rendo?)




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E se, allargando il campo al libro intero, il protagonista fosse un ragazzo che soffre di un lieve autismo e ha problemi a comprendere le espressioni figurate? (Oh, ma allora ci vuole per forza un'espressione figurata che lui deve prendere alla lettera?)




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E se Wendell [esattamente al contrario del mio stimato collega e amico, persona deliziosa] fosse un bastardo che trama alle spalle del ragazzo? (E quindi non possiamo sostituire con un'espressione figurata presa a caso...)




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Qual è il livello di fedeltà da mantenere?
Qual è la cosa più importante da mantenere e quale cosa possiamo sacrificare?
Siamo sicuri ad esempio, che per mantenere la manica, infilargli un asso sotto il polsino sia la cosa più fedele, per l'insieme del libro?




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E, alla fine, siamo sicuri che questo gioco di parole debba rubare un pomeriggio intero al nostro lavoro, magari trascurando il resto del libro? :-)

Il succo è che la parola perfetta sembra fedele ma può uccidere il paragrafo, snaturando il libro.
Se il termine infedele mi permette di essere fedele al senso generale della frase, o se snaturando la frase salvo il paragrafo, o se storpiando il paragrafo salvo il romanzo, con queste scelte sarò stato fedele o infedele?
Con tutto ciò, io cerco di rispettare ogni parola, anche la virgola. Ma solo quando si può e suona naturale. Nel dubbio, ogni volta che ho un dubbio, io scelgo di essere fedele al lettore... :-)

Carusi, è un lavoraccio. Ok, fai una cosa splendida, di cui vai fierissimo, e non stai chiuso in una fabbrica. Puoi persino montarti la testa. Però come in ogni fiaba ci sono i cattivi. Il mutuo da pagare, la casa vuota che sembra parlarti e ti getta nell'angoscia, la frase contorta che magicamente il giorno dopo diventa semplice... e quando il lieto fine sembra arrivato, ti arriva la strega cattiva che ce l'ha a morte con l'editore perché magari prima lavorava per quella collana lì e se n'è andata sbattendo la porta ma non ha le... ovaie per attaccarlo direttamente, e dice che la traduzione, chessò, è sciatta, è legnosa (ci sono alcuni aggettivi standard, e altri un po' più ricercati, che si possono gettare a piene mani sul capo del povero traduttore: legnosa, ampollosa, mediocre, incostante, zigrinata, ermafrodita, icignica, cugruffa... un periodo andava fortissimo la parola "corrusco", poi un tizio deve averlo cercato sul dizionario e da quell'istante è del tutto scomparsa dall'uso), magari mostrando chiaramente, e in più punti, di non aver letto davvero il tuo lavoro ma solo qualche nota stampa e degli stralci dell'originale.
Ci sono i recensori fai-da-te di certi blog, che anziché avere quell'approccio gioioso, allegro e ingenuo (dunque puro) del lettore vorace e entusiasta, si mettono a scimmiottare i recensori e le loro frustrazioni... sono i peggiori (non che bastino a rovinarti la giornata, specie se è stata una giornata trascorsa tra le righe di Susan Musgrave... però...). Ci sono quelli che, a prescindere, se amano l'autore, e l'autore ha scritto un libro con la mano sinistra, la colpa è del traduttore (non li biasimo: anch'io per certi album ho dato senz'altro la colpa al pessimo produttore; dentro di me sapevo che non era vero, ma vuoi mettere il conforto?).
Ci sono gli editori che pagano poco e male, e quello lo sappiamo. Ci sono i colleghi che si radunano alle conferenze e si parlano addosso (ma è solo un modo per vincere la solitudine, sappiate... ore e ore tappati in casa sul significato di "polidismorfopalinclasìa", vorrei vedere voi), mentre altri colleghi seduti su un pulpito sopra una nuvoletta stile Goku sparano similitudini esistenzialiste del tipo "la traduzione è un atto d'amore", "la traduzione è sofferenza", "la traduzione è un zufrasso profumato", "la traduzione è la traduzione è la traduzione"... sono tutte cose che fanno male al nostro lavoro, che dovrebbe essere semplicemente: "mettiti lì e traduci, stronzo". Quello che dico sempre è che siamo gli odontotecnici della letteratura. Ogni tanto ci montiamo la testa perché siamo fondamentali, ma... siamo fondamentali. Sarà questa frustrazione data dal non essere scrittori, o sarà forse colpa di quest'epoca sciatta e superficiale e buzzurra, ma quello della letteratura è un mondo pieno di matti e isteriche, e il problema è che si collocano tutti nel percorso puro che dovrebbe congiungere l'autore al lettore (badate, non escludo il primo e i secondi tra i matti e le isteriche, ma la differenza sta nel fatto che sono però le uniche figure indispensabili, e spesso vittime incolpevoli della follia degli altri coinvolti nel percorso).

Ma alla fine, quello che resta è proprio quel rapporto autore-lettore, e il libro che avete per le mani... avete mai pensato a quanti dei libri che leggete sono tradotti? E quante volte siete andati a leggere il nome del traduttore? Quante volte vi siete chiesti "come sarà in originale?" Sono certo che moltissimi di voi lo fanno.
Beh, adesso, grazie al dannato Feisbukk siamo tutti disponibili e rintracciabili, e potete persino cliccare sull'iconetta del regalino per mandarci a domicilio un bel pesce in faccia quando il nostro lavoro vi ha fatto un effetto Guttalax (può succedere, altroché).
Fatelo.
Fate questo favore alla letteratura, fateci scendere dal trono aureo sulla nuvoletta.
Ma se possibile fatelo con semplicità, con umiltà e gentilezza, vi prego.
Siamo presuntuosi a volte, spesso snob, ma alla fine siamo solo delle persone un po' tristi e e un po' fragili e poco abituate a vedere la luce del sole, come l'uomo di vetro di Amélie.
E soprattutto, adoriamo parlare lungamente di noi stessi e del nostro lavoro, se ci ponete qualche semplice domanda.
A proposito... avrò mica annoiato qualcuno? ;-)
Ehi, Yari. Ho poche cose da dirti, e le sento tutte stupide e inadeguate.
Non ho moralismo da quattro soldi per te, né prediche, non voglio nemmeno essere compassionevole o serio, men che meno triste o commovente. Ti mancherei di rispetto e non voglio.
Noi non ci conosciamo, non so niente di te, ma per me è un onore averti fatto ridere, un onore immenso e ci penso da tutto il giorno.
Spero tanto che ripassi di qui prima possibile per leggere questa cosa.
Vorrei solo dirti soltanto: guarda che è una cosa normale.
Ti dico di più, è una cosa così diffusa che non ci crederesti.
C'è quel brano dei Police, in cui un naufrago si sveglia un giorno e scopre che il mare è tutto ricoperto di s.o.s. in bottiglia, hai presente? Una marea di naufraghi. Ma superato questo momento c'è dell'altro, e non te lo puoi perdere perché ti stupirà, capisci? È un film che a un certo punto cambia totalmente trama, se sai aspettare. E se magari intanto che aspetti provi a stravolgere tutto. C'è anche gente fantastica che per lavoro si occupa di tirare la gente fuori da quel pozzo nero che sembra senza fondo né uscita, ma se te lo dico mi prenderai per uno che ti giudica o che ti tratta da persona malata, e non voglio. Però ci sono e funzionano, sappilo.
Volevo solo essere certo di averti detto tutte queste cose. Leggile e avvertimi quando l'hai fatto, così poi decido se cancellarle. Non amo parlare di questo tipo di cose ma ci tenevo a raggiungerti.
Ti prometto che chiusa questa parentesi torno a farti ridere con qualche altra cazzatina delle mie. Magari uno di questi giorni ti faccio una lista (a modo mio ovviamente) di tutte quelle cose che non ti puoi assolutamente perdere.

Rivelazioni scioccanti su Michel Jackson

Michael Jackson sarà sepolto senza cervello: l'organo doveva essergli asportato per effettuare alcuni esami ma non è stato purtroppo trovato all'interno della scatola cranica. Gli esami post mortem in corso intendevano mostrare eventuali presenze ematiche nell'alcol venoso e rivelare delle eventuali, benché improbabili, condizioni di salute, ma la sorpresa ha chiarito ogni interrogativo, se non sulla morte, quantomeno sulla vita del noto re del pop.

La notizia, che sarà pubblicata domani in anteprima dal quotidiano londinese "Mirror", spiega infatti una volta per tutte la genesi di brani come "Heal the world", lo schiarimento della pelle, la mossa di danza del tirarsi su prendendosi per le palle, il furto della linea melodica di un brano di Al Bano, i nomi Prince Michael e Prince Michael II dati a due dei figli (ma si vocifera anche l'esistenza di un piccolo Prince Michael Remixed, allevato nei sotterranei di Neverland), e soprattutto il matrimonio con quel cesso di Debbie Rowe.

"Adesso capisco tante cose," rivela la sorella Janet. "Ultimamente, negli ultimi trentasei anni intendo dire, era un po' strano. In questi ultimi mesi per motivi igienici non meglio specificati non voleva più usare lo spazzolino, schizzava il dentifricio per aria e cercava di strofinarcisi i denti al volo."

Il coroner, gravemente insospettito dalla scoperta, ha rivelato la sua intenzione di proporre una tac a tappeto anche sulla scatola cranica di tutti gli individui che negli ultimi giorni, dopo esserne strafottuti alla grande per anni e avergliene dette di tutti i colori, adesso tributano omaggi, acquistano dischi, scrivono frasi idiote e commosse nei siti web e piangono per la morte del loro ex ex-idolo.

Le autorità stanno anche prendendo in considerazione di porre in stato di arresto in quanto individui socialmente pericolosi tutti i deejay che nelle ultime due settimane hanno pensato bene di passare durante le loro serate almeno un brano di Jacko, e sottoporli a una perizia psichiatrica prima di rimetterli in libertà.

Intanto il mondo si raccoglie intorno alla salma recitando come un mantra le sue parole più toccanti: "And the whole world has to answer right now just to tell you once again who's bad."

Adamo

Dici di avermi visto prendere delle mele dall'albero!
Vergogna!
Con tutta la frutta che ho!

Tutto ciò è un'indegnità e lo dimostrerò nelle sedi apposite, che deciderò appena lo vorrò se ne avrò tempo e se non mi annoio, tanto che importa, ormai sono stato accusato ingiustamente per aver preso ogni genere di frutto, e ciò dimostra che non-posso-essere-no un ladro di mele. In secondo luogo, d'ora in poi nessuno osi farsi gli affari degli altri, soprattutto i miei, né tantomeno sorvegliare i meleti, chi lo vuole dovrà eventualmente munirsi di sistema d'allarme rotto o disattivabile da ladri autorizzati.
Aaaah, e dici che mi hai visto. Hai visto male!

Come come? Hai pure le riprese, dici? Ma non eri autorizzato!
La gente non è stupida, e sa bene che questi complotti, orditi da io so bene chi, e so bene perché, servono solo a gettare fango su persone rispettabili che lavorano per il frutteto di tutti e si appropriano delle mele solo per verificarne il gusto e distribuire torsoli ai più bisognosi, ma ovviamente non mi metto qui a pubblicizzare queste mie opere di bene che sono affar mio. Comunque, il problema non mi tange, perché è ormai stabilito, da me, che sono innocente, e che soprattutto chi occupa il mio ruolo può mangiare tutte le mele che vuole, e nessuno mi può giudicare soprattutto se ritiene che io sia colpevole. È legge ormai! E poi tu che parli, ti piacciono le mele, no? E non vorresti un mondo in cui chiunque, trovandosi liberamente e democraticamente al mio posto, possa mangiare tutte le mele che vuole? Lasciate in pace il nostro consorzio, che ha fatto tante cose che non voglio stare a elencare e ne farà ancora che non mi vengono in mente ma sono tante, e poi sono ben altri i problemi dell'agricoltura, per esempio le grandinate, quelle sì! Stiamo provvedendo a punirle aspramente e a respingerle nei campi confinanti, tant'è che quest'anno sono diminuite del 124, no, 241, no, 412, percento.

Ma datemi fiducia, e basta con questo pessimismo.
Cronc, cronc, cronc.

Come preparare un'ottima insalata di pterodattilo

Affettare e tagliare a grossi cubetti le chiappette di pterodattilo fresche (che avrete preventivamente immerso per quattordici ore in un misto di aceto di mele e succo di melastella).
Se lo pterodattilo dovesse lamentarsi, dategli da mangiare del tofu, ne è ghiotto.
A parte, in una terrina, mescolate succo di limone e della farina d'avena (ottenuta essiccandola e tritandola per bene), fino a ottenere un impasto simile a maionese (con la sola differenza che la maionese non canta "Noi puffi siam così").
Gettate via l'impasto ottenuto, e friggete i cubetti di pterodattilo in abbondante olio di avocado bollente, fino a dorarli per benino. Ricuciteli uno per uno al loro posto -giustapponendo lattuga e citrangoli- sul posteriore dello pterodattilo, che disporrete su un piatto da portata dall'apertura alare di circa ventisei metri.
Lo pterodattilo, come appositamente addestrato, girerà fra tutti i commensali porgendo le terga, premiato di volta in volta con pezzettini di tofu lanciati per aria, che la bestiola afferrerà con la lingua prensile per la gioia di tutti, grandi e piccini.
Questa ricetta fu ideata in occasione della prima elezione, tramite televoto, del noto fotografo Fa****io Co**na a presidente della repubblica, nel lontano 2011.


disclaimer: noi amiamo gli animali. Nessuno pterodattilo è stato realmente ferito durante la digitazione di questa ricetta.

The Buyer

Soccer teams and supermarkets,
TV networks and the press,
mass opinions, dreams and mindfuck
the premiership and all your debts

You bought it all
You fucked it all up
You bought it all
You fucked it all up

When we work, we work for you
what we pay, we pay it to you
what we had is owned by you
what we had is owned by

Servants, assholes, freaks and dancers
unctuous kicklines of bootlickers
mobsters kissass priests and newsmen
you even bought your own adversaries

You bought it all
You fucked it all up
You bought it all
You fucked it all up

Lawyers, Judges, the laws themselves
the same concept of impunity
you even bought your own adversaries
they’re all bowing down to Idiocracy

You bought it all
You fucked it all up
You bought it all
You fucked it all up




(un brano dei miei Long Hair In Three Stages, a mo' di promemoria pre-elettorale, nel caso vi foste scordati cosa sta succedendo.)

"Noemi è illibata"

Come direbbe il mio compaesano: "Evviva staminchia."
Ma in che cazzo di nazione siamo? Disgusto disgusto disgusto disgusto disgusto disgusto disgusto disgusto disgusto, questa storia mi fa schifo da tutti i lati la si guardi, mi fa schifo Berlusca, mi fa schifo tutta la famiglia Letizia, mi fanno schifo i telegiornali, la destra, la sinistra, mi fa schifo il Giornale e pure la Repubblica.

Gaiman!!

Eccolo qui, il nuovo Gaiman tradotto dal vostro Yako.
Ecco la sinossi ufficiale...

"Ogni mattino Bod fa colazione con le buone cose che prepara la signora Owens. Poi va a scuola e ascolta le lezioni del maestro Silas. E il pomeriggio passa il tempo con Liza, sua compagna di giochi. Bod sarebbe un bambino normale. Se non fosse che Liza è una strega sepolta in un terreno sconsacrato. Silas è un fantasma. E la signora Owens è morta duecento anni fa. Bod era ancora in fasce quando è scampato all'omicidio della sua famiglia gattonando fino al cimitero sulla collina, dove i morti l'hanno accolto e adottato per proteggerlo dai suoi assassini. Da allora è Nobody, il bambino che vive tra le tombe, e grazie a un dono della Morte sa comunicare con i defunti. Dietro le porte del cimitero nessuno può fargli del male. Ma Bod è un vivo, e forte è il richiamo del mondo oltre il cancello. Un mondo in cui conoscerà l'amicizia dei suoi simili, ma anche l'impazienza di un coltello che lo aspetta da undici lunghissimi anni..."

Che altro aggiungere? Io ci ho visto anche dell'altro; immaginate un bimbo costretto dagli eventi a crescere nella collina di Spoon River, o un Harry Potter al contrario che vive da diverso, da semplice essere umano e mortale, in un mondo dove tutti possono tranquillamente attraversare i muri e svanire (anzi, Svanire) e che solo con il tempo riuscirà a comprendere il valore incalcolabile di essere vivi, e l'importanza del solo enorme potere magico che solo noi viventi abbiamo, quello di riuscire a mutare il corso degli eventi.
Davvero un gran bel libro, da leggere tutto d'un fiato.

Oh Syd, you saw through the dark...

Quando si parla di Syd Barrett, le prime cose che vengono in mente (appena dopo il nome della sua ingombrante, fondamentale, fenomenale, idolatrata, a tratti fraintesa band) sono il suo sguardo intenso e un po' inquietante, la fragilità, la genialità, il destino tragico e ingiusto, così umano e così scioccamente favoleggiato (io stesso temo di averlo ricordato in questi termini, quando è morto); o il triste profetico appellativo "vegetable man" tratto da uno dei suoi brani (nulla di più errato, di meno puntuale, in realtà: uno schizofrenico è l'esatto opposto di un vegetale, lo dico senza alcuna retorica: è lui che corre troppo, troppo veloce, siamo noi i vegetali per lui semmai, fermi al palo e incapaci di seguire il suo pensiero).

Ma c'è dell'altro: c'è anche una deliziosa gioiosità in certe sue canzoni, una geniale leggerezza che spesso si dimentica, e che forse è la cifra più interessante, quella da ricordare e che forse avrebbe segnato il suo percorso musicale se la malattia mentale non gli avesse impedito di scrivere ancora.
Ben pochi artisti al mondo, presenti e passati, si possono paragonare a Barrett, e sempre a rischio di essere linciati. Robyn Hitchcock su tutti, e pochi, pochissimi altri. Ma io oggi voglio pronunciare questa bestemmia, invitarvi all'ascolto di un brano che magari non avrà nulla di oggettivamente barrettiano (e scritto poi da una band che ha tutto da invidiare agli inimitabili primi Floyd, sia chiaro, anche se il loro album ha qualcosa, qualcosa di stuzzicante e di semplice, di vero... sta di fatto che da una settimana continuo a canticchiare la frase "Blake's got a new face", coretti compresi, irritando tutti quelli che mi stanno intorno) ma che nondimeno mi ha stuzzicato certi neurorecettori che la generosa previdente madre natura ha predisposto nel cervello umano esclusivamente per la fruizione di Syd Barrett, e certi altri che non mi si accendevano più dai tempi dei Camper Van Beethoven di Our beloved revolutionary sweetheart. Eccovi il testo (probabilmente inesatto, lo riporto come l'ho trovato in un sito): cercate, ascoltate e poi ditemi.


Vampire Weekend
"Bryn"

Ion displacement
Won't work in the basement
Especially when I'm not with you
Here in the heartland
A feelin so startlin'
I dont know what I should do

Oh Bryn, you see through the dark
Right past the fireflies that sleep in my heart
You know its easy to see
Wait for the season to come back to me

Nights by the ocean
A westerly motion
That moves California to sea
Eyes like a seagull
No kansas palm beetle
Could ever come close to that free

Oh Bryn, you see through the dark
Right past the fireflies that sleep in my heart
You know its easy to see
Wait for the season to come back to me...